Evidentemente oggi l'ho fatto lavorare troppo.

Infatti, oggi gli ho fatto sfornare aggiornamenti a ritmo serrato, finalizzati alla realizzazione della gestione di Skype per mezzo di WinGuido.

Fatto sta che, nel pomeriggio, "Ezio", cioè il computer in cui sviluppo WinGuido, mi ha piantato e non è più ripartito.

La diagnosi è infausta: è saltata la scheda madre. Bisogna quindi sostituire quella, il processore, e forse qualche altro accessorio.

Ci vorrà qualche giorno, prima che mi arrivino tutti i pezzi necessari.

Nel frattempo, per lavorare su WinGuido mi rimane soltanto "Luigi", cioè il portatile comprato circa un anno e mezzo fa con i primi introiti del conto corrente postale di WinGuido.

Le prestazioni di "Luigi" sono limitate, non certo paragonabili a quelle di "Ezio", per cui non riuscirò a farci molto. E' quindi verosimile che lo sviluppo di WinGuido subirà dei rallentamenti.

Diversi messaggi di posta, che avevo già ricevuto e a cui avrei dovuto rispondere, sono rimasti dentro "Ezio", e quindi potrò leggerli solamente dopo che sarà tornato in funzione.

Se quindi qualcuno mi avesse scritto, nei giorni scorsi, qualcosa di urgente o di importante, e non avesse ancora ricevuto risposta, è pregato di scrivermi di nuovo.

Ah, ti stai chiedendo perché ho dato quei nomi ai computer?

Beh, te lo spiego subito. "Ezio", l'avrai immaginato, mi è stato ispirato dal Professor Ezio Galiano.

Infatti quel computer, quello cioè che si è guastato, me lo pagò lui alcuni anni fa. Quindi, ufficialmente, è il computer di Roma della Fondazione Ezio Galiano.

Per l'altro, invece, il portatile che sto usando in questo momento, il nome è quello del mio caro amico Luigi Tocchi.

Eravamo infatti insieme, quando l'ho comprato. Ne comprammo due uguali: uno per me, e uno per lui.

Ritorno.