Oggi ricorrono due anni dalla morte di Giampiero, e mi è venuto da pensare.

Un pensiero chiama l'altro, e così mi sono venute in mente varie persone che ho conosciuto da quando, nell'ormai lontano 1992, il destino ha voluto che la storia della mia vita si incrociasse con quelle di tanti disabili visivi.

E che, come Giampiero, ormai non ci sono più. Il tempo e il destino, si sa, sono implacabili. Ci portano via le persone, ma ce ne lasciano i ricordi.

E proprio oggi mi è venuto il desiderio di ricordarli pubblicamente, uno per uno, proprio qui su questo sito.

Potrà anche non piacerti o non interessarti continuare a leggere, hai piena facoltà di fermarti qui e chiudere questa pagina.

Ma se vuoi andare avanti, allora ti invito a soffermarti anche sui tuoi ricordi: chissà, qualcuna di queste persone potresti averla conosciuta anche tu.

  • Vittorio Sotgiu.
    Insegnava materie giuridiche all'Istituto Sant'Alessio di Roma, ed è stato uno dei primi non vedenti che ho conosciuto, nel 1992, quando ero ancora smarrito e incerto sul da farsi mentre la mia compagna di allora stava perdendo la vista.
    Qualcuno mi consigliò di rivolgermi a lui, e fu un buon consiglio. Vittorio mi invitò a venire subito a casa sua, e parlò a lungo con me.
    Era uno dei pionieri dell'informatica per i non vedenti, allora agli albori. Non si accontentava di quanto gli veniva proposto, ma voleva andare oltre e metterci del suo. E condividere quello che sapeva con altri, che lo stimavano e lo consideravano un punto di riferimento.
    Nei giorni successivi, volle conoscere personalmente anche la mia amica. In seguito, continuammo a tenerci in contatto, e qualche volta ad uscire insieme.
    Pochi mesi dopo arrivò, inaspettata, la notizia della sua morte. Come una mazzata.
    L'ho perso così, senza averlo mai veramente ringraziato per essermi stato di aiuto quando ne avevo bisogno e non sapevo dove andare.
    WinGuido non l'ha mai visto. Eppure ritengo che l'esempio che ho ricevuto da Vittorio sia stato determinante per la sua realizzazione, e che in realtà ci sia molto di lui dentro il nostro programma.

  • Paolo Cipriani.
    Un artista, scenografo, scrittore e poeta.
    Perse la vista in età adulta, eppure cercò di continuare serenamente nella sua arte.
    Lo conobbi nel 1994, quando organizzai un corso di informatica aperto anche ai non vedenti: lui si iscrisse e partecipò.
    Mi incuriosiva come personaggio e avrei voluto conoscerlo meglio. Ma, mesi dopo, giunse la notizia della sua scomparsa.

  • Giovanni Elia.
    Della morte di Giovanni non ho mai avuto notizie certe. Ma l'ultima cosa che seppi di lui fu che era gravemente ammalato di ictus, poi non ho saputo più nulla. Da allora, sono trascorsi anni.
    Giovanni era amico di Paolo Cipriani, si somigliavano molto per l'interesse verso il mondo dell'arte e della cultura. Giovanni era più orientato verso il campo filosofico. Anche Giovanni, come Paolo, partecipò a quel corso nel 1994, però l'avevo conosciuto in precedenza.

  • Domenico Lacatena.
    Un anziano ufficiale dei carabinieri, che dopo essere andato in pensione aveva perso la vista. Lo incontrai un paio di volte quando facevo l'accompagnatore volontario.
    Si faceva accompagnare soltanto perché gli piaceva fare delle passeggiate nei dintorni di casa sua, senza scopi ben precisi. E amava chiacchierare e raccontare della sua vita.
    L'età avanzata e i problemi di salute lo rendevano poco lucido nei suoi racconti, non mi era facile seguirli.
    Ciò nonostante, provai della simpatia nei suoi confronti. E anche lui mostrò di apprezzarmi.
    Scomparve pochi anni dopo.

  • Walter Cococcia.
    Si distingue dagli altri per essersene andato in età molto giovane.
    Appassionato di informatica, partecipò come docente in diversi corsi, e fu utile a varie persone seguendoli anche presso il loro domicilio.
    In uno di quei corsi, collaborai anch'io ed ebbi modo di conoscerlo.
    Poco tempo dopo la malattia, la stessa che gli aveva fatto perdere la vista, si aggravò portandolo irrimediabilmente alla morte.

  • Lucia Rebuttini.
    Con questa distinta signora avevo stabilito una consuetudine del tutto singolare: ogni anno, il giorno 13 dicembre, la accompagnavo alla festa di Santa Lucia.
    Persona energica, socievole ed interessante, amava chiacchierare e mi raccontava molte cose di sé.
    L'ultima volta, mi confidò di avere un tumore e di essere sottoposta alla chemioterapia. Ma era decisa a farcela e convinta di riuscirci.
    Non ce l'ha fatta.
    A quella festa di Santa Lucia, non ho più accompagnato nessuno...

  • Vito Angelo Tramonta.
    Ecco una persona con cui ho avuto un rapporto contorto. Non credo di averlo mai veramente compreso.
    Laureato in psicologia, sembrava perennemente alla ricerca di un modo per emergere e riscattarsi dalla condizione in cui, cieco totale fin dalla prima infanzia, si trovava.
    Si dichiarava molto interessato alle nuove tecnologie e all'informatica che a lui aprivano tutto un mondo di cui aveva sempre desiderato essere partecipe ma che gli era stato sempre negato.
    Ciò nonostante, messo veramente davanti ad un computer, sembrava, pur subendone il fascino, esserne quasi terrorizzato. E di fatto diventava davvero difficile fargli concludere qualcosa.
    La mia pazienza, con lui, veniva messa a dura prova.
    Eppure credo che sia stato il primo ad avere fiducia in me, quando WinGuido ancora non c'era ed avevo appena cominciato a scrivere il vecchio Guido per DOS.
    A differenza di tanti altri, mi incitò a portare avanti le mie idee e a realizzarle.
    Arrivai a rinfacciarglielo, dicendogli che era buono soltanto a fare pressioni su di me ma che lui si dimostrava inconcludente ed inaffidabile. E la nostra amicizia, che pure in alcuni momenti fu molto intensa, col tempo si allentò.
    Cessammo di frequentarci e della sua morte, sopraggiunta qualche tempo dopo, venni a sapere in ritardo, per vie traverse.
    Eppure, penso di poter affermare che senza di lui WinGuido non sarebbe esistito. Nei primi tempi, infatti, era l'unico a credere in me e a spingermi a continuare.

  • Lucia Doria.
    Non ricordo il suo cognome da nubile, Doria è quello di suo marito Giulio.
    Conobbi entrambi a Bari, anni fa, ed andai a casa loro per sistemargli i computer.
    Nelle mie successive venute a Bari, ebbi notizia della malattia di Lucia. E infine della sua scomparsa.

  • Giampiero Cassio.
    Di Giampiero si è detto molto e credo che tutti ormai sappiano chi era, e come è tragicamente finito sotto la metropolitana di Roma, due anni or sono.
    Era un collega di Angelo Tramonta, e fu lui a presentarmelo, circa 10 anni fa.
    Attivo in diverse associazioni, benvoluto per il suo carattere gioviale, gran camminatore, amava andare in giro da solo col suo bastone e rappresentava un esempio per molti.
    Finché non ha sbagliato nel prendere la metropolitana.
    Gli altri sono tutti deceduti per malattia. Lui, invece...

    Ritorno.