Manca una settimana a domenica 4 dicembre 2016, giorno in cui i cittadini italiani dovranno votare per il referendum costituzionale, riguardante:

"Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo quinto della parte seconda della Costituzione".

E' importante andare a votare.

Nel segreto dell'urna, ognuno voterà secondo le proprie convinzioni.

Io voterò: NO.

Ritengo che queste proposte di modifiche costituzionali, che pure contengono qualche spunto interessante, vengono a perdere la loro validità nel momento in cui non aboliscono veramente il Senato, ma lo lasciano in funzione togliendoci però il diritto di eleggere i senatori.

Si verrebbe quindi a creare uno zoccolo duro di politici, non scelti da noi e non rappresentativi delle nostre vere esigenze, che saranno piazzati lì con le prerogative di mettersi di traverso ogni volta che farà comodo a loro e ai poteri più alti di loro che li manovrano.

Insomma, sarebbe come l'Unione Italiana Ciechi promossa a Senato della Repubblica Italiana.

Se avete letto la storia che ho pubblicato lo scorso 16 novembre, allora sapete che c'è un sogno che, in un periodo della mia vita, avevo coltivato: quello di realizzare un nuovo programma, con la collaborazione e la partecipazione delle varie persone interessate, da distribuire gratuitamente e senza vincoli a tutte le persone che ne hanno bisogno, e da lasciare fuori da ogni giro di interesse e di potere.

Sogno che è naufragato, ma che, chissà, potrebbe ancora rinascere.

Dare credito a chi, spacciandolo come contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, ci vuole portare in una situazione che di fatto equivarrebbe ad un regime dittatoriale, significherebbe dare il colpo di grazia definitivo a sogni come quello.

Ritorno.